Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Per maggiori informazioni sull uso dei cookies e su come eliminarli leggi l'informativa estesa

Abbiamo modificato alcune delle nostre politiche per rispondere ai requisiti del nuovo Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali (GDPR). In particolare abbiamo aggiornato la Privacy Policy e la Cookie Policy per renderle più chiare e trasparenti e per introdurre i nuovi diritti che il Regolamento ti garantisce. Ti invitiamo a prenderne visione.

Informativa sulla privacy

Walter Quattrociocchi è attualmente a capo del Laboratorio di Scienze Sociali Computazionali all'IMT di Lucca. I suoi interessi di ricerca includono reti dinamiche, scienze cognitive, algoritmi a grafo e i processi dinamici su reti complesse. Recentemente la sua ricerca si è focalizzata sulla diffusione di informazione e disinformazione e sull'emergere di narrative collettive nei social media e sulla loro relazione con l'evoluzione delle opinioni. Ha al suo attivo oltre 50 ubblicazioni. I risultati della sua ricerca sulla diffusione della disinformazione sono stati utilizzati nella redazione del Global Risk Report del World Economic Forum e hanno ricevuto una notevole copertura dai parte dei media internazionali (New York Times, Washington Posts, New Scientist, Bloomberg, Salon, Poynter, etc).

Per un sommario delle sue ricerche sulla disiformazione:
How does misinformation spread online? World Economic Forum Agenda https://www.weforum.org/agenda/2016/01/q-a-walter-quattrociocchi-digital-wildfires/

The age of Misinformation

Esistono davvero camere di risonanza sui social media? Focalizzandosi su come gli utenti Facebook italiani e statunitensi si rapportano a due distinte narrative (relative alle teorie della cospirazione e alla scienza), la nostra ricerca offre prove quantificabili della loro esistenza. La spiegazione ha a che vedere con la tendenza degli utenti a promuovere le narrative da loro preferite e quindi formare gruppi polarizzati. I pregiudizi legati alla volontà di confermare una certa narrativa aiutano a dar conto delle decisioni degli utenti sulla condivisione o meno di un determinato contenuto e creano così "cascate di informazione" all'interno di comunità identificate. Allo stesso tempo, l'aggregazione dell'informaizone preferita all'interno di queste comunità rinforza l'esposizione selettiva e la polarizzazione dei gruppi. La nostra ricerca fornisce evidenza empirica che, focalizzandosi sulle narrative preferite, gli utenti tendono ad assimilare soltanto le conferme e ignorare le apparenti confutazioni.

Stampa Email